people sitting on chair in front of table while holding pens during daytime
Tutti gli articoli

Social interni o studio esterno: come deciderlo davvero

Categoria
Social
Data
Lettura
5 min di lettura

Prima o poi ogni imprenditore se lo chiede: meglio far gestire i social a qualcuno in azienda, o affidarli fuori? La risposta non è un prezzo, è un ragionamento.

Ci scrivono spesso aziende che hanno già provato a gestire i social da sole. Qualcuno con buoni risultati, altri con una pagina Instagram ferma da sei mesi e un po' di imbarazzo a mostrarla ai clienti. La domanda che ci arriva sempre, prima o dopo, è la stessa: "ma ci conviene farlo dentro, o darlo a voi?"

Non è una domanda con una risposta pronta. Non esiste una scelta giusta in assoluto: dipende da quanto tempo ha davvero qualcuno in azienda, da cosa vuoi ottenere e da quanto sei disposto a stare dietro alla cosa ogni settimana, non solo il primo mese di entusiasmo.

Il primo errore: pensare che "farlo internamente" costi poco

La tentazione è chiara: hai già qualcuno in ufficio che "è bravo con il telefono", perché non affidargli i social? Nella pratica funziona raramente, e non per colpa della persona.

Gestire i social bene richiede tempo continuo: pianificare i contenuti, scattare o girare, scrivere i testi, rispondere ai commenti, guardare cosa funziona e cosa no. Se questa persona ha già un altro ruolo — segreteria, vendite, produzione — i social diventano la cosa che si fa "quando c'è tempo". E il tempo, quasi sempre, non c'è.

Ci sono poi costi che non si vedono a preventivo ma si pagano lo stesso: gli strumenti per programmare i post, il tempo per restare aggiornati su come cambiano gli algoritmi, e il buco che si crea se quella persona lascia l'azienda e bisogna ripartire da zero con qualcun altro.

Un dipendente che fa i social "quando riesce" non è una scelta economica. È solo una scelta rimandata.

Quando la gestione interna ha davvero senso

Detto questo, l'interno funziona, e funziona bene, in alcuni casi precisi:

  • hai una persona dedicata, non aggiunta a un altro ruolo a tempo pieno;
  • quella persona ha già competenze aggiornate, o il tempo reale per formarsi;
  • l'azienda ha bisogno di presenza quotidiana e immediata, ad esempio per rispondere a clienti o raccontare cose che succedono nel giro di poche ore;
  • c'è continuità: la persona non cambia ogni sei mesi.

Se questi punti ci sono tutti, tenere i social dentro casa può essere la scelta più solida. Conosci il prodotto meglio di chiunque altro, e non devi spiegare ogni volta a qualcuno esterno cosa fa la tua azienda.

Quando conviene affidarsi a uno studio

Uno studio esterno ha senso quando serve qualcosa che una sola persona interna difficilmente può dare: competenze diverse messe insieme. Chi scrive i testi non è la stessa persona che monta i video, che a sua volta non è chi sa impostare una campagna a pagamento o leggere i dati per capire cosa sta funzionando.

Un'agenzia o uno studio strutturato può portare tutto questo senza che tu debba assumere quattro persone diverse. È una scelta sensata soprattutto quando vuoi risultati misurabili in tempi definiti, senza costruire da zero un reparto interno che magari, tra un anno, potresti non aver più bisogno di mantenere a quella dimensione.

Sui costi, per una PMI italiana i range di mercato per un'agenzia si muovono tipicamente tra i 500 e i 5.000 euro al mese, in base al numero di canali, alla frequenza di pubblicazione e alla complessità del lavoro richiesto. Un tier base — uno o due canali, poche pubblicazioni settimanali — si colloca di solito nella parte più bassa di questa forbice. Il freelance, dove il budget è più contenuto, spesso lavora bene nella fascia 500-1.000 euro al mese, e in molti casi conviene a chi ha bisogno di un servizio essenziale senza tutta la struttura di un'agenzia.

Il punto non è scegliere il numero più basso. È capire cosa quel numero include: quanti contenuti al mese, chi li realizza davvero, se dentro c'è anche la gestione delle campagne a pagamento o solo i post organici.

Il modello che funziona per la maggior parte delle PMI: ibrido

Nella nostra esperienza, e in quello che vediamo confermato anche da chi analizza il settore, la soluzione più efficiente per tante piccole e medie imprese non è "tutto dentro" o "tutto fuori". È un modello ibrido: qualcuno in azienda che fa da referente e conosce il prodotto, i clienti, le urgenze quotidiane; uno studio esterno che si occupa di strategia, contenuti e — se serve — delle campagne pubblicitarie.

In pratica funziona così: la persona interna raccoglie il materiale grezzo, segnala le novità, risponde ai messaggi urgenti. Lo studio esterno pianifica, produce i contenuti più curati (video, foto, grafica), tiene la barra dritta sulla strategia e guarda i numeri per capire dove aggiustare il tiro.

Questo modello ha un vantaggio pratico: non dipendi da una sola persona. Se chi segue i social internamente cambia ruolo o lascia l'azienda, lo studio esterno mantiene la continuità mentre trovi un nuovo referente. E viceversa, se cambi studio, la persona interna resta il filo che collega tutto.

Come valutare un preventivo, se decidi di affidarti fuori

Se scegli la strada esterna, che sia uno studio o un freelance, ci sono alcune cose che vale la pena chiedere prima di firmare qualsiasi contratto:

  • la fee del servizio e il budget per la pubblicità a pagamento devono essere separati e chiari, non un unico numero confuso;
  • il numero di contenuti mensili — post, reel, stories — deve essere scritto, non "vario in base alle esigenze";
  • chi lavora davvero sul tuo account: una persona junior alle prime armi o qualcuno con esperienza reale sul tuo settore.

Chi non risponde con chiarezza a queste tre domande, probabilmente non ha ancora capito lui stesso cosa ti sta vendendo.

La domanda giusta da farsi prima

Prima di scegliere tra interno ed esterno, la domanda più utile non è "quanto costa". È: chi in azienda ha davvero il tempo, la voglia e la competenza per fare questo lavoro con continuità? Se la risposta è "nessuno", meglio affidarsi fuori, anche solo per una parte del lavoro. Se la risposta è "sì, e quella persona ha già le competenze giuste", tenerlo dentro può funzionare benissimo.

Quello che non funziona quasi mai è la scelta di ripiego: "lo facciamo dentro perché costa meno", quando in realtà nessuno ha davvero tempo per farlo bene. Alla fine si paga comunque — solo in ritardo, e con una pagina social che racconta più il disordine che l'azienda.

Continua a leggere

Altri articoli sullo stesso tema, e gli ultimi che abbiamo scritto.